Presentazione
Descrivere a chi non la conosce la terra nella quale si abita  da sempre e che si ama profondamente spesso dà luogo a complimenti  esagerati. Quando si  pubblicizza una zona non mancano certo aggettivi come “incantevole, incontaminato, suggestivo, ideale, naturale”;
Invece l’Alta Val Torre è veramente bella e sapete perché?
Sono proprio i turisti che per la prima vola la visitano a rimanere incantati ed a chiedersi come mai una vallata così caratteristica non abbia, nell’ambito delle zone turistiche italiane più rinomate, il rispetto e la valutazione che merita.
Ma forse è meglio che molti non sappiano che, a 20 km. Da Udine,  a meno di 10 minuti dai 2 svincoli autostradali Di Udine nord e Gemona, si Trova Tarcento detta “La perla del Friuli” per la sua collocazione centrale  all’interno di un anfiteatro morenico che la rende unica. E’ proprio da qui che inizia una delle più belle vallate friulane: L’Alta Val Torre.
Lo scenario naturale e il salto climatico danno la sensazione di essere di colpo arrivati in montagna; le pendici  sembrano disegnate a fare da cornice alla catena “dei Musi” che domina la vallata. L’acqua limpida del  torrente Torre che la taglia centralmente nasce proprio alla base di questi monti.

Villa Adriana è una casa rurale del XIX° secolo. Recentemente ristrutturata, racchiude in sé le caratteristiche architettoniche proprie del tempo ma anche i confort ed i servizi tipici di una struttura moderna. Proposta ideale per vacanze naturalistiche.

 

 

 

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Il Comune di Lusevera

Il Comune di Lusevera è parte delle Prealpi Giulie, la regione montuosa che, situata tra il Tagliamento e l'Isonzo, è così chiamata dall'antico nome dell'odierna Cividale (Forum Julii). Le Prealpi Giulie sono delimitate a Sud dalla pianura, mentre il solco del torrente Resia le separa - a settentrione - dalle Alpi.

Il Marinelli distingue le Prealpi Giulie in due parti: le Prealpi Giulie occidentali, o quella relativa alle prime, più precisamente essa riguarda l'Alta Valle del Torre. Il fiume Torre nasce ai piedi della catena dei Musi, nei pressi di Tanataviele, a quota 529 metri sul mare.

Nel primo tratto esso scorre entro un alveo piuttosto ristretto che in numerosi punti è vera e propria forra.

Dopo un percorso di circa 12 chilometri, da Tarcento in poi il letto del fiume va allargandosi e, una volta giunto a valle dell'abitato di Savorgnano, 

ove uno sbarramento alimenta una rete di canali, si intende tra materiale altamente permeabile, che causa notavoli dispersioni rendendo temporaneo il regime e assai variabile la larghezza (dai 300 ai 500 metri).

Alla destra idrografica affluiscono prima la Vedronza, quindi il Rio Zimor, a sinistra affluiscono invece il torrente Mea, il Cornappo ed il Malina; quindi - in più a valle - il Torre stesso confluisce nel Natisone per una lunghezza totale di circa 47 chilometri.

Per quanto riguarda la tettonica dell'alto bacino del Torre, cioè quelle forme derivanti dall'azione di fattori endogeni e che tuttavia influiscono sui processi erosivi, si possono distinguere schematicamente due diverse strutture: a sud gli ellissoidi cretacei (M. Campeon, M. Bernadia, M. Lubia-Mia), le anticlinali allineate da est a ovest, interessate da numerose linee di frattura, a nord le pieghe-faglia.

La più meridionale, la "piega-faglia periadriatica", ha originato i rilievi triassici del Cjampon e del Gran Monte, la più settentrionale ha invece determinato l'affioramento della monoclinale dei Musi.

Interessante la formazione sull'elissoide del Bernadia di fenomeni carsici sia epigei, di superficie, che ipogei, cioè sotterranei, Estese, infatti, le cavità, le gallerie, i pozzi che l'infiltrazione nel calcare dell'acqua meteorica ha provocato, favorendo un'intensa circolazione idrica sotterranea.

I fenomeni carsici, dovuti alla dissoluzione delle rocce carbonatiche operata dall'acqua meteorica hanno determinato la formazione delle grotte di Vedronza e di Villanova. Queste furono palestra della speleologia friulana, scientifica avanguardia nazionale nello studio del "mondo sotterraneo".

La catena dei Musi appare come una vera muraglia, raggiungendo i 1869 metri sul mare e superando in media di 200 metri l'altezza del Gran Monte e del Cjampon. Entrambi questi ultimi presentano versanti dalle caratteristiche diverse: a sud assai ripidi e uniformi, a nord meno irti ma irregolari.

Il Cjampon, il Gran Monte e i Musi presentano alla sommità rocce prevalentemente calcaree, mentre alla base affiorano dolomie massicce notevolmente fratturate. Particolarmente diffusi e complessi i fenomeni franosi, instauratisi sui versanti meridionali del Cuel di Lanis e del Sorochiplas soprattutto in seguito al terremoto del 1976. In genere i versanti si rivelano piuttosto dinamici, soprattutto nel caso di substrato flyschoide.